Pubblicato da Radical Life Studios / MTB Report
Schwalbe annuncia le prime gomme gravel da 32 pollici. Ma la storia vera è successa a Primiero: quattro italiani nei primi cinque, tutti su ruote normali.
di Robert Langer
Il 12 settembre, a Primiero San Martino di Castrozza, si sono corsi i Campionati del Mondo Marathon. Novantacinque chilometri e trecento, 3.850 metri di dislivello, casa nostra. Andreas Seewald ha vinto il titolo maschile su ruote da 32 pollici, il primo Mondiale conquistato con la nuova misura. Alle sue spalle: Gioele De Cosmo, Jakob Dorigoni, Diego Rosa e Davide Foccoli. Quattro italiani dal secondo al quinto posto. Tra le donne, Claudia Peretti seconda dietro ad Anna Weinbeer.
Tutti su ruote convenzionali. E questo è il dato che nella discussione di questi giorni sparisce. Ora Schwalbe annuncia le prime gomme gravel da 32 pollici e il tema esce definitivamente dalla fase prototipo. Vale la pena guardarci dentro con calma, perché la domanda che conta non è se i 32 pollici siano veloci, ma per chi.
Cosa ha annunciato davvero Schwalbe
Due battistrada già noti passano alla nuova misura: G-ONE RS PRO e G-ONE RX PRO, entrambi nelle larghezze da 50 e 55 mm. Disponibili da aprile 2027, con le camere d’aria dedicate in arrivo nello stesso momento. Seguiranno anche diverse gomme MTB da 32 pollici, di cui però non si conoscono ancora i dettagli.
Il cuore tecnico della notizia sta in un numero: 686 mm di diametro ETRTO. L’ETRTO è la misura normalizzata che ti dice se una gomma entra sul tuo cerchio. La tua gravel monta 622 mm, e così ogni mountain bike da 29 pollici. Quindi 686 mm significano 64 mm in più di diametro. Non è un aggiornamento: è una bici nuova. Telaio, forcella, ruote, tutto.
Il passaggio più interessante è quello che quasi nessuno ha ripreso. Le prime gravel da 32 pollici arrivano sul mercato già in autunno 2026, le gomme dedicate solo ad aprile 2027. In mezzo c’è mezzo anno abbondante in cui chi compra per primo resta legato a quello che monta la bici di serie.
Va riconosciuto a Schwalbe di non aver nascosto i propri dubbi. “All’inizio eravamo scettici sul fatto che i 32 pollici fossero un’aggiunta sensata. Ma più testavamo, più la conclusione diventava chiara: chi va sui 32 pollici sente eccome la differenza”, dice Felix Schäfermeier, Head of Product Management di Schwalbe. A gennaio l’azienda era molto più prudente e parlava di un lancio non prima del 2027.
Perché il tema esplode adesso
Due risultati hanno pesato più di qualsiasi campagna. Lo svizzero Robin Gemperle ha vinto la Unbound XL, 356 miglia nelle Flint Hills del Kansas, su prototipi da 32 pollici. Poi è arrivato il Mondiale Marathon. A questo si aggiunge un dettaglio regolamentare tutt’altro che secondario: l’UCI non ha fissato alcun limite alla misura delle ruote per il 2026. Nelle gare i 32 pollici sono quindi ammessi, e i costruttori hanno smesso di lavorare in sordina.
Anche in Italia il movimento non è fermo. Il marchio 36pollici, che di ruote grandi se ne intende da anni, ha presentato la linea TrentaDue, telaio e ruote già visti dal vivo all’Italian Bike Festival. Non siamo spettatori di questa storia: la stiamo scrivendo anche noi.
| Quattro italiani dal secondo al quinto posto, tutti su ruote normali. Una vittoria non dimostra una tecnologia: dimostra chi aveva le gambe migliori. |
La fisica, in breve
Non c’è nulla di misterioso, ed è lo stesso ragionamento del passaggio dai 26 ai 29 pollici. Una ruota più grande incontra una radice o uno spigolo con un angolo più aperto, quindi ci passa sopra invece di sbatterci contro. In più l’impronta a terra si allunga: più trazione e una bici più tranquilla sotto di te. Schwalbe, per l’uso gravel, cita esattamente questo: comportamento più stabile, più grip, più comfort.
Il prezzo da pagare è altrettanto chiaro. Più materiale significa più peso, e quel peso sta nel punto peggiore, cioè all’esterno della ruota. La massa rotante va rilanciata a ogni accelerazione. Ci sono poi un avantreno più alto, più spazio occupato nel telaio e nella forcella, e meno agilità nei tornanti stretti. Sui sentieri tecnici delle Dolomiti o sui tracciati stretti dell’Appennino, quello che guadagni rotolando lo restituisci in fase di inserimento.
Cosa dicono i rider
Nei forum il tono di fondo è diffidente, con un sospetto preciso: a spingere è l’industria, non chi pedala. In una fase in cui in molti rimandano l’acquisto, la novità successiva fa comodo. L’obiezione è legittima. Va però ricordato che le stesse identiche frasi si leggevano quindici anni fa sui 29 pollici, che oggi sono lo standard.
La frase più onesta dell’intero dibattito arriva da un forum e suona più o meno così: tanta opinione, poca esperienza. Chi invece diversi 32 pollici li ha provati davvero racconta le cose con più freddezza. Gli svantaggi in agilità, geometria, vestibilità, accelerazione e peso peserebbero più del leggero vantaggio nel superare gli ostacoli, e il guadagno teorico di efficienza sarebbe quasi impercettibile persino su giri consecutivi.
C’è poi un conto che nell’entusiasmo generale sparisce. Se i 29 pollici hanno portato circa l’uno per cento rispetto ai 26, e si ipotizza lo stesso uno per cento per i 32, su una gara di quattro ore e mezza si parla di meno di tre minuti. Il podio di Primiero non sarebbe cambiato. Vince ancora chi va più forte.
L’argomento più solido a favore, però, con le corse non c’entra nulla. Chi è basso oggi può scegliere tra 26, 27,5 e 29 pollici, oppure montare un mullet, cioè ruota grande davanti e più piccola dietro. Chi è alto 1,95 m aveva finora esattamente una possibilità. Per quei rider i 32 pollici non sono una moda: sono finalmente una taglia giusta.
| Un progettista che ha costruito una 32 pollici lo dice senza giri di parole: sotto i 170 cm non funziona, e una taglia S è quasi impossibile. |
Quattro nodi di cui il marketing non parla
- Il buco delle gomme. Bici da autunno 2026, gomme da aprile 2027. Mezzo anno abbondante senza vera scelta.
- I ricambi in viaggio. Una gomma tagliata al terzo giorno di un’attraversata alpina, con i 29 pollici è una seccatura. Con i 32, nel 2027, è la fine del viaggio: nessun negozio a fondovalle ne avrà una a scaffale.
- La statura. Sotto il metro e ottanta la faccenda si complica. Le bici finora disponibili coprono grossomodo da 170 a 192 cm, e già così è ambizioso.
- La tecnica non è pronta. Il produttore di ruote Newmen ha analizzato oltre 60 configurazioni in laboratorio e 20 sul campo. Conclusione: ingrandire un progetto da 29 pollici non basta. Senza standard rivisti per mozzi e geometrie, il conto si paga in rigidità e durata.
Allora: compri ancora una 29?
Sì, e senza sensi di colpa. L’inquadramento per tipo di rider:
- Principianti e amatori fino a circa 1,80 m: Compra quello che ti va bene adesso. 29 pollici e 700c resteranno per anni lo standard con la scelta più ampia, i prezzi migliori e le gomme in qualsiasi negozio.
- Oltre 1,85 m, tanto marathon, gravel o bikepacking: Vale la pena osservare. Se il prossimo acquisto è comunque previsto per il 2027 o il 2028, aspetta e prima vai a provarle.
- Agonisti: Provale. Un per cento in gara è un per cento, anche se raramente decide la corsa.
- Chi ha già una bici precisa in testa: Comprala. Una buona bici non peggiora perché accanto ne esiste una più grande.
In conclusione
I 32 pollici si sono guadagnati il diritto di essere presi sul serio. Un titolo mondiale, una vittoria alla Unbound XL e un produttore di gomme che mette a verbale il proprio scetticismo iniziale non sono poco. Ma prendere sul serio qualcosa non vuol dire averne bisogno.
Quello che davvero infastidisce non è la misura delle ruote. È l’aspettativa silenziosa che il movimento ricompri tutto ogni pochi anni perché i bilanci tornino. Le ruote grandi stanno sui sentieri, non in una presentazione vendite. Se i 32 pollici sono buoni, si imporranno perché lo vorranno i rider. E se non succede, anche quella è una risposta.
Published by Radical Life Studios / MTB Report
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