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Articolo di servizio, valido per ogni stagione venatoria
Domenica 20 settembre, terza domenica del mese, apre ufficialmente la stagione venatoria, e in molte regioni le preaperture sono già partite. Da qui a fine gennaio boschi, sterrati e sentieri si condividono con chi va a caccia. Cosa dicono davvero i numeri, cosa prevede la legge e come uscire in bici con la testa tranquilla.
Val Curone, novembre 2023
Il caso più vicino a noi è quello di un biker cinquantenne di Casteggio. Il 27 novembre 2023 stava pedalando nei boschi di Gremiasco, in Val Curone, quando è stato raggiunto da una rosa di pallini partita durante una battuta. Ferito a un braccio e all’addome, è stato soccorso dagli stessi cacciatori e ricoverato. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, era sbucato da un cespuglio ed era stato scambiato per un animale. Il cacciatore è stato denunciato per lesioni personali colpose.
In rete circolano anche casi dall’estero, come quello del ciclista colpito a Forallac, in Catalogna, a febbraio 2024. Casi reali, ma non recenti. Condividerli senza data dà l’impressione di un’emergenza nuova, che i dati non confermano.
| La responsabilità di uno sparo è di chi spara. Ma avere ragione non protegge dall’errore di un altro. |
Due conteggi, due metodi
In Italia non esiste una statistica ufficiale dello Stato sugli incidenti di caccia. Esistono due fonti che contano in modo diverso, e conviene conoscerle entrambe.
L’Associazione Vittime della Caccia, apertamente critica verso l’attività venatoria, raccoglie i casi riportati dai media. Per la stagione 2025-2026 conta 11 morti e 31 feriti durante l’attività di caccia; tra le vittime, un morto e nove feriti non partecipavano alle battute.
Un’analisi dell’Università di Urbino, che esclude malori, cadute, atti intenzionali e bracconaggio, arriva a numeri più bassi: 45 incidenti e 8 vittime nella stagione, con un trend in calo negli ultimi cinque anni. Nel 2025, secondo lo stesso studio, nessuna vittima mortale era estranea alla caccia, mentre i feriti non cacciatori sono stati sei.
La differenza sta soprattutto in cosa si considera incidente di caccia. Per noi il messaggio è lo stesso: il rischio per chi pedala è basso, ma non è zero.
Cosa dice la legge sulle distanze
La legge nazionale sulla caccia, la 157 del 1992, all’articolo 21 vieta di cacciare entro 100 metri da case e luoghi di lavoro ed entro 50 metri da ferrovie e strade carrozzabili. Vieta anche di sparare in direzione di questi luoghi da meno di 150 metri con fucile a canna liscia, o da meno di una volta e mezza la gittata massima con altre armi.
C’è però un dettaglio che interessa da vicino chi va in MTB. La norma nazionale esclude espressamente le strade poderali e interpoderali e non cita i sentieri. Le fasce di rispetto pensate per le strade, quindi, non coprono automaticamente gli sterrati e i single track su cui pedaliamo. Alcune regioni possono prevedere regole proprie, ma non conviene darlo per scontato.
| Le fasce di rispetto proteggono case e strade. Sentieri e sterrati, a livello nazionale, restano fuori. |
Il consiglio più utile: martedì e venerdì
La stessa legge fissa due giornate di silenzio venatorio: il martedì e il venerdì l’attività di caccia è sospesa. Per chi può organizzarsi, sono i giorni ideali per i giri nei boschi più frequentati dai cacciatori in autunno.
Attenzione però: gli interventi di controllo della fauna, per esempio sui cinghiali, seguono regole proprie e possono svolgersi anche al di fuori delle normali giornate di caccia. Il calendario venatorio della tua regione resta il riferimento.
Come farti vedere e sentire
Colori accesi
Marrone, verde militare, grigio e nero spariscono nel bosco d’autunno. Un gilet ad alta visibilità, una giacca arancione o gialla, un casco chiaro o un copri zaino costano poco. I cacciatori indossano arancione per un buon motivo: secondo le conoscenze attuali caprioli e cervi non lo percepiscono come un segnale, gli esseri umani sì. Il colore riduce il rischio, non lo elimina.
Evita alba e tramonto
La legge consente la caccia da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto, e la caccia di selezione agli ungulati fino a un’ora dopo il tramonto. Sono anche i momenti in cui la fauna è più attiva. In stagione, meglio pedalare nelle ore centrali.
Resta sul tracciato e non sbucare dal fitto
Il caso della Val Curone lo mostra: uscire da un cespuglio o da una zona di bosco fitto è la situazione più delicata. Se senti spari, cani o richiami, cambia percorso.
Fatti sentire
Se ti ritrovi comunque vicino a una battuta, fermati sul tracciato e segnala la tua presenza a voce alta. Una voce umana è il segnale più affidabile. Segui le indicazioni dei cacciatori.
Se succede qualcosa
Se vieni preso di mira o senti spari pericolosamente vicini, allontanati, annota il luogo con precisione e chiama il 112.
Il nostro punto di vista
Non chiediamo di chiudere i boschi né di vietare la caccia. Chiediamo informazione. Oggi chi vuole sapere dove e quando si caccia deve districarsi tra calendari regionali, ambiti di caccia e bacheche comunali. E per sapere quanti incidenti ci sono stati deve confrontare i dati di un’associazione e di un’università, perché lo Stato non li raccoglie.
Una statistica ufficiale e una mappa pubblica delle battute sarebbero un passo semplice. Fino ad allora vale il buon senso: gilet arancione nello zaino, martedì e venerdì nei boschi, e un percorso alternativo quando si sentono spari.
| Più bici, meno chiacchiere: servono dati ufficiali, non opinioni. |
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